Daniela Dawan “La colpa di tacere”

Un processo. Un segreto. Una verità che può distruggere tutto. Giustizia, memoria e identità nel nuovo romanzo di Daniela Dawan.

C’è un confine sottile, quasi invisibile, che separa la verità processuale dalla verità del cuore, e nessuno sa raccontarlo con la precisione e l’intensità di Daniela Dawan. Nel suo nuovo romanzo, “La colpa di tacere”, l’autrice ci trascina in un viaggio magnetico tra le aule di giustizia e gli abissi della memoria familiare, partendo da una domanda che scuote le fondamenta della nostra identità: cosa resta di un uomo quando le certezze del diritto si scontrano con il caos dei sentimenti?

Il protagonista, Jacopo Cardoso, è un magistrato di Cassazione che ha fatto della forma e del rigore la sua corazza. Abituato a giudicare seguendo il perimetro stretto delle norme, si ritrova improvvisamente tra le mani il ricorso sulla strage di Prati del Vezza, una località immaginaria che dà voce agli eccidi realmente accaduti durante l’occupazione nazifascista. Quello che dovrebbe essere un freddo esame di carte giudiziarie si trasforma però in un cortocircuito emotivo senza precedenti. Tra i faldoni del processo emergono infatti legami inattesi con la sua stessa storia personale: un padre ricordato come un eroe che forse nascondeva complicità inconfessabili, e una madre anziana che custodisce una memoria mai elaborata, fatta di omissioni e segreti.

Daniela Dawan, che porta in queste pagine tutta l’autorevolezza della sua carriera come avvocato penalista e Consigliere della Suprema Corte di Cassazione, nominata per “meriti insigni”, usa la sua esperienza nel mondo del diritto non per dare risposte certe, ma per aprire interrogativi necessari. Con la lucidità di chi conosce i meccanismi della legge e la sensibilità della grande narratrice, l’autrice racconta il disorientamento di un uomo costretto a guardare oltre la regola per scoprire che il silenzio individuale è spesso l’eco di una rimozione collettiva.

“La colpa di tacere” è un romanzo che porta a riflettere, a interrogarci sul peso delle identità negate e sulla trasmissione della colpa tra generazioni e a ricordarci che la verità ha sempre un costo, pubblico e privato, ma che tacere è forse la colpa più grave di tutte.

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