La battaglia di Legnano

L’eterna lotta tra Impero e potere dal basso

di Andrea Giuseppe Cerra

A oltre otto secoli dalla battaglia di Legnano (era il 29 maggio 1176), la storia continua a vibrare sotto la superficie della memoria. Non è solo una data, né un episodio confinato nella manualistica: è un crocevia in cui si intrecciano modelli di potere, forme di partecipazione e costruzioni simboliche che ancora interrogano il presente. In occasione dell’anniversario e del festival di letteratura storica di Legnano (“La storia tra le righe”, 10-12 aprile), Paolo Grillo, docente di Storia medievale all’Università di Milano, restituisce alla vicenda il suo spessore europeo, sottraendola alle incrostazioni retoriche che ne hanno segnato la fortuna. «A Legnano – osserva – si confrontano due idee radicalmente diverse di ordine politico». Da un lato l’Impero di Federico Barbarossa, architettura verticale del potere, fondata su gerarchie e fedeltà personali; dall’altro le città della Lega lombarda, in cui l’autorità si genera dal basso, attraverso assemblee, magistrature temporanee e una partecipazione diffusa. «È la dimostrazione – prosegue Grillo – che quel modello cittadino non solo era praticabile, ma poteva persino prevalere».

Non si tratta di una vicenda circoscritta alla pianura padana. La portata è continentale: Legnano diventa il segno tangibile che l’autogoverno urbano può costituire un’alternativa credibile alla sovranità monarchica, imprimendo un impulso duraturo alle esperienze comunali europee. In questa trama, Milano occupa una posizione decisiva. Non soltanto per dimensioni e ricchezza, ma per la continuità della sua opposizione al Barbarossa. «Il suo peso militare – ricorda Grillo – era equivalente a quello di numerose città minori sommate insieme. E la sua collocazione geografica, al centro dell’area della Lega, ne faceva il naturale baricentro politico». Milano, insomma, non fu una protagonista tra le altre: fu l’asse attorno a cui si organizzò la resistenza e, insieme, l’esperimento politico della Lega.

Eppure, a dispetto della memoria successiva, Legnano non è la storia di un eroe. La figura di Alberto da Giussano appartiene a una costruzione tarda, trecentesca, che riflette un diverso clima culturale e politico. «Le fonti coeve – sottolinea Grillo – non fanno nomi. Ed è una scelta significativa». La battaglia viene deliberatamente narrata come un’impresa collettiva. Il carroccio non è la manifestazione più eloquente: non il vessillo di un condottiero, ma il segno della comunità. Attorno ad esso si riconoscono cittadini di ogni condizione, in una convergenza che sospende, almeno per un momento, le distinzioni sociali.

L’esito di Legnano non produce una rottura immediata, ma apre uno spazio negoziale destinato a maturare negli anni successivi. Con la pace di Costanza del 1183, le città ottengono ciò che realmente cercavano: non la fine dell’Impero, ma la limitazione della sua ingerenza. «L’Impero resta – precisa Grillo – ma non può più imporre i propri funzionari né esercitare una pressione fiscale arbitraria». Si afferma così un equilibrio nuovo, in cui le autonomie cittadine vengono riconosciute e il progetto politico del Barbarossa ridimensionato.

Durante il Risorgimento Legnano diventa paradigma della lotta contro lo straniero: un antecedente ideale delle insurrezioni ottocentesche, dalle Cinque Giornate di Milano alle guerre d’indipendenza. «Un’identificazione potente – osserva Grillo – perché offre un racconto lineare e rassicurante: un popolo che si solleva e vince». Ma proprio questa fortuna simbolica ha finito per sovraccaricare l’evento di significati estranei. «Per lo storico – avverte – il primo compito è liberare Legnano dalle stratificazioni ideologiche che ne hanno deformato il profilo».

Accanto alla dimensione istituzionale, Legnano offre anche una chiave di lettura militare. L’esercito imperiale si scontra con una forza più ampia, in gran parte costituita da fanteria cittadina. «È un passaggio cruciale – spiega Grillo – perché incrina il primato della cavalleria aristocratica». In filigrana, si intravede una trasformazione più profonda: non solo delle tecniche di guerra, ma dei rapporti sociali che quelle tecniche riflettono.

Oggi Legnano continua a oscillare tra due poli: la ricostruzione storica e la memoria pubblica. «Si cerca di fare storia – conclude Grillo – ma il peso del mito resta forte». Al di là delle celebrazioni, la battaglia pone ancora una questione essenziale: se il potere sia qualcosa che discende dall’alto o che si costruisce, faticosamente, dal basso. Una domanda medievale, certo. Ma, a ben vedere, ancora profondamente nostra.

IL FESTIVAL

Da domani a domenica torna a Legnano “La storia tra le righe”, festival di letteratura storica giunto alla sua quarta edizione, ospitato tra il Castello Visconteo e Villa Jucker. Tra gli ospiti di venerdì gli storici Luigi Barnaba Frigoli e Alessandro Vanoli. A seguire sabato la scrittrice della saga dei Florio, Stefania Auci. Spazio anche alla storia dell’arte con Serena Romano e alla riflessione civile con Gaja Cenciarelli. Domenica presenti Mario Lentano sull’antica Roma, Sara Rattaro sulla figura di Teresa Mattei e Paolo Grillo sull’assedio di Milano.

La Repubblica