Il romanzo di Sara Rattaro fa rivivere Teresa Mattei: antifascista, partigiana e poi tra le poche donne elette alla Costituente. Una ribelle che finì per opporsi anche ai diktat del suo stesso partito
I romanzi storici non si scrivono guardando il passato dall’alto, ma mettendosi dentro la polvere. In Il vestito di mia madre la polvere è quella di Firenze sotto le bombe mentre una ragazza cuce documenti nel cappotto e attraversa posti di blocco nazisti sapendo che se la fermano è finita. Teresa Mattei, “Chicchi”, cresce in una famiglia antifascista segnata dall’assassinio dei fratelli Rosselli, diventa staffetta partigiana a ventitré anni e costituente a venticinque. In Parlamento vota contro Togliatti sull’articolo 7 – che blindava i Patti Lateranensi nella Costituzione – perché la coscienza, per lei, non si mette ai voti. La genovese Sara Rattaro ce la restituisce intera, senza agiografie: la paura, la rabbia, la solitudine di chi sceglie di disobbedire al diktat del Pci. Una scrittura tesa e cinematografica che non si compiace mai di sé stessa. Un libro che andrebbe letto in tutte le scuole perché i ragazzi capiscano a quale prezzo fu scritta la Costituzione, e con quanta attenzione vada difesa.
Si parla sempre di padri costituenti ma nell’assemblea c’erano anche donne.
«Ventuno su oltre cinquecento uomini. Di loro abbiamo perso le tracce. Ricordiamo solo Nilde Iotti e Lina Merlin per la legge sui bordelli. Ma proviamo a pensare che cosa sarebbe stata la Costituzione se non ci fossero state loro. L’avrebbero scritta uomini privilegiati, perché quando sei libero non pensi al valore della libertà, né al valore del lavoro quando lavori. Erano donne alla loro prima esperienza di fronte a politici navigati, eppure non si sono fatte sopraffare e hanno lottato per l’emancipazione femminile».
Teresa Mattei, pur essendo comunista ha avuto il coraggio di opporsi a Togliatti.
«Se non hai coraggio non vai a 16 anni a Nizza con 400 mila lire nel cappotto da consegnare all’esule Carlo Rosselli. Ancora minorenne Teresa ha messo bombe, è stata violentata da cinque tedeschi, ha vissuto tallonata dalla morte. Esperienze simili formano e rafforzano. Secondo me Togliatti le faceva molta meno paura di quanto possa sembrare».
Era incinta di un uomo sposato e Togliatti voleva che abortisse.
«Sì, per non dare scandalo, ma intanto lui stesso aveva una relazione extraconiugale con Nilde Iotti. Ovviamente Teresa si rifiutò. Teresa non sopportava l’ipocrisia del partito e della Chiesa. Era una ribelle: già alla prima confessione, quando il prete le cominciò tre Ave Maria per il papa rispose che il papa era un porco perché stringeva la mano a Mussolini».
Le scrive che è stata complice dell’omicidio di Giovanni Gentile, l’uomo che aveva fornito una legittimazione intellettuale e filosofica al fascismo.
«Sì, lo ha ammesso lei stessa in un’intervista con Gianni Minà. Conosceva Gentile, dalla sua assistente ha appurato i suoi movimenti e lo ha poi indicato al partigiano Bruno Fanciullacci che gli ha sparato».

